25 novembre: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della violenza contro le donne



Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che fu istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Attorno a quella data, associazioni, enti e realtà di ogni genere organizzano eventi e attività per sensibilizzare il territorio sul tema, portando alla luce un problema che nasce all’interno della nostra cultura che promuove un modello di “amore” e di genere sessista e binario.



La violenza non c’entra nulla con l’amore


“L’ha uccisa perché l’amava troppo”. Se questa è la giustificazione che diamo ogni volta che una donna viene uccisa dal proprio compagno allora abbiamo la prova che non riusciamo a cogliere quale sia il problema. È amore questo? Quando accade che l’amore diventa “troppo” e si trasforma in violenza?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo riflettere un attimo su come raccontiamo e percepiamo l’Amore (quello con la A maiuscola).



L’amore è un concetto assoluto


È un concetto assoluto l’amore, comprende tutto, tutti i sentimenti, tutti i pensieri ed è totalizzante. L’amore, così come ci viene descritto ci completa, unisce le due metà di una mela (la mia dolce metà) e ci rende un unico indissolubile.

Quando si ama si pensa solo a quella persona, si vede solo quella persona, si vuole quella persona e non ci sono vie di mezzo. L’amore, inoltre (e prestate attenzione bene), è una promessa implicita di infinito (e vissero per sempre felici e contenti).


Lo stereotipo della conferma di genere


Oltre al racconto “da favola” l’amore, per come viene descritto, ci conferisce anche altro, ovvero la conferma che abbiamo performato bene il nostro genere. Educhiamo infatti le donne a vivere in funzione dell’amore e della famiglia, a lei è affidato il ruolo di cura, solo realizzandosi in questo ambito potrà definirsi completa. All’uomo, invece, spieghiamo che confermerà il suo genere anche in base a quante donne avrà “conquistato” e alla sua capacità di “proteggere e difendere la propria donna”.


Una narrazione sbagliata dell’amore e il problema culturale del femminicidio


Purtroppo, però, un sentimento può sfiorire e questo passaggio non ci viene mai raccontato, non con una narrazione come quella che abbiamo. Il fallimento non è concepito. Un amore finito è una promessa infranta, è la rottura del tutto, della forma perfetta, e si torna ad essere individui singoli e imperfetti. Una donna che lascia però ha una “colpa” in più, perché non solo disubbidisce al suo ruolo di cura, ma rompendo l’incantesimo mette a rischio anche il ruolo di lui poiché sfugge al suo controllo (lei non è più mia).

Ecco quindi che l’omicidio di una donna per mano del suo compagno o ex compagno non è soltanto un omicidio, ma un femminicidio. Quella donna è stata uccisa proprio perché donna, perché in quanto tale ha disobbedito al suo ruolo e per questo motivo doveva essere punita.



La necessità di un’educazione socio-emotiva


È importante ricostruire tutta la narrazione legata al genere e all’amore, perché così riusciamo a capire quanto la cultura in cui siamo immersi coinvolga chiunque in questo problema. Di quanto questa narrazione, che propone un unico modo per poter amare e due soli generi e modi per poter vivere, sia estremamente pervasiva e dannosa per ogni persona.

Continuiamo a educare le nuove generazioni su amore e sesso senza mai prendere in considerazione il rispetto, il consenso, il confronto e il rifiuto e questo ha delle conseguenze. Solo l’anno scorso sono morte 103 donne per mano dei loro compagni o ex compagni e se ci sembrano poche (perché spesso si dice) allora chiediamoci quanto valeva la vita di ognuna di loro.

Abbiamo bisogno di un’educazione socio emotiva nelle scuole, ma anche per y adulty e in ogni contesto possibile (attività sportive, culturali, luoghi di lavoro, per fare qualche esempio), che tuteli le nuove generazioni e le liberi da pregiudizi e preconcetti, restituendo loro la libertà di amarsi e anche di lasciarsi.



Francesco Ferreri



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