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25 Novembre: un giorno, un mese, sempre.

L'attenzione alla violenza di genere richiede un lavoro costante verso una maggiore consapevolezza e solidarietà



La nascita della Giornata Mondiale della Violenza di Genere


Il 25 novembre 1999 non fu un giorno come tanti: fu la prima Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza di Genere, finalmente. Finalmente e anche purtroppo.

Finalmente, perché il tema era stato oggetto di dibattiti e riflessioni fin dal 1975 con le Conferenze Mondiali sulle Donne che si tenevano sostanzialmente a cadenza decennale, focalizzate sulla discriminazione come fenomeno dapprima di diseguaglianza storico-culturale e poi come fenomeno più complesso ed endemico.

Finalmente, perché già nel 1993 l’ONU aveva approvato la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne. Precisamente all’art. 1, indicava la violenza contro le donne

come «Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata».

Le une e l’altra conducevano alla medesima considerazione che la violenza di genere è violazione dei diritti umani della persona e, per la discriminazione che ne discende e pure per i numeri e per l’impatto sociale ed economico, sia un tema che richiede attenzione di tutty. Da qui l’introduzione di una Giornata Mondiale.



La violenza di genere coinvolge una donna su tre


Eppure, mi viene da dire anche purtroppo.


Purtroppo, perché nonostante anni di sviluppo economico, di conquiste sociali, di ampliamento dei confini della ricerca scientifica oltreché delle possibilità individuali, è stato opportuno portare all’attenzione mondiale di tutti il fenomeno. Purtroppo, perché ancora nel 2022 è necessario sollecitare una comunione di intenti verso il contrasto di un fenomeno che, nei Paesi più evoluti, coinvolge almeno una donna su tre. Una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale e, nella maggioranza dei casi, le violenze avvengono all’interno delle mura domestiche, luogo dove invece dovrebbe esserci accoglienza e accudimento reciproco. Purtroppo, anche perché in Paesi come l’Italia il dossier del Viminale pubblicato il 15 agosto 2022 riporta ancora un aumento del 15,7% dei femminicidi commessi nei dodici mesi precedenti, rispetto all’anno prima, e, sul totale, l’86% è maturato in ambito familiare e il 55% per mano del partner o dell’ex partner.


Le conseguenze della violenza sono fisiche, mentali e sociali


Sono ormai note le conseguenze, nel breve e nel lungo periodo, della violenza subìta dal punto di vista fisico, mentale, sociale: dalla difficoltà di prendersi cura di sé all’isolamento, dall’impoverimento delle relazioni sociali all’incapacità di lavorare, dall’instabilità emotiva alla depressione, all’insorgere di attacchi di panico all’incapacità di prendersi cura dei figli. A questo va aggiunto ulteriore danno sociale e sofferenza, ove la violenza costituisca abituale modalità di relazione intra-familiare, alla quale y figly assistono senza filtri, per l’insorgere di potenziali disturbi dell’emotività e del comportamento.

La violenza di genere va quindi contrastata perché lesiva della dignità della persona e anche del benessere attuale e prospettico della comunità tutta.



La violenza di genere è un fenomeno sociale


In quest’ambito, l’implementazione di leggi, protocolli e servizi pubblici nazionali - come il Codice Rosso e il 1522 in Italia –, la nascita di reti e centri antiviolenza, di organizzazioni e associazioni che aggregano e formano volontari e offrono supporto alle vittime di violenza di genere, costituiscono tutti importanti azioni verso il contrasto del fenomeno, ma non bastano.

I numeri che si osservano costantemente parlano di un fenomeno sociale, ma soprattutto parlano di relazioni familiari disfunzionali, nelle quali, a fronte di una ‘vittima’, dobbiamo contare anche unǝ ‘carnefice’, un individuo che ‘usa’ la relazione intra-familiare e ancor più ‘usa’ una persona specifica all’interno di essa, per un proprio tornaconto più profondo: potere, riconoscimento, senso si sé come individuo potente nel momento in cui soggioga. Il potere di avere un “oggetto” per placare la propria ansia o la propria rabbia interiore, profonda e incondizionata, che ha come ragion d’essere quel dover sostenere il senso di “essere Uomo”, acquisito spesso nella famiglia d’origine, accettato e reso quindi parte del proprio modo di vivere, del proprio quotidiano. Uomini prevalentemente, ma non esclusivamente. Si tratta comunque di individui con un bisogno di ‘potere’, di ‘sentirlo’, di ‘manifestarlo’, in fondo per dimostrare a se stessi di ‘esserlo’. Un bisogno di potere sull’altro in quanto tale, carnefice che incontra la sua vittima in quanto tale.

Il fenomeno è complesso ed endemico, tanto che sappiamo bene che non esiste un profilo geografico e socio-economico “tipo” di vittima o di aggressore, così come è improprio anche delineare un profilo psicologico “tipo”. Ci sono però delle caratteristiche e dei fattori di rischio che ricorrono in ogni relazione violenta (o potenzialmente tale) è che è molto importante imparare a riconoscere, sia da parte di chi si trova in una situazione familiare potenzialmente violenta, sia da parte di altry componenty del nucleo familiare o amicy.

Ne parleremo più approfonditamente nel prossimo articolo.



Paola Gonella

Counselor e consulente Psicologico. Esperta in relazioni di coppia e intra-familiari.


Per approfondimenti: Incastri (im)perfetti. La violenza nelle relazioni di coppia.


Paola Gonella è partner di The Camelot Institute of Human Interactions e co-founder de La Consapevolezza di Venere ONLUS, associazione nata nel 2018 a Milano per offrire un aiuto concreto alle donne vittime di violenza di genere e per offrire supporto concreto alla prevenzione del fenomeno a livello sociale e intra-familiare. Dopo un primo libro,

‘Venere siamo NOI, storie di Donne uscite dalla violenza’, esce ora un secondo libro Incastri (im)perfetti. La violenza nelle relazioni di coppia. che offre uno strumento di osservazione della violenza - e in particolare della violenza psicologica – nelle relazioni di coppia, attraverso una narrazione che accompagna il lettore dall’immaginazione dei pensieri di una donna nel suo percorso di vita con un uomo violento, alla realtà della storia vera di una coppia, che è stata presa in carico dall’Associazione verso il buon fine.




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