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Back to... (parte 2)

Gentilezza: una nuova parola per questo ritorno a scuola



I ricordi del primo giorno di scuola


Mi accingo a scrivere questo articolo negli ultimissimi giorni di agosto.


Ricordo la sensazione di quando, bambina, y parenty ammiccavano verso il calendario e mi interrogavano, con un mezzo sorrisetto: “Sei pronta per ricominciare la scuola?”

Per quanto mi piacesse imparare cose nuove, la risposta interiore a questa domanda era sempre un guizzo d’ansia nello stomaco: ero pronta a tornare al banco e agli amati libri, certo, ma mai pronta a incontrare tante persone nella stessa stanza. E, soprattutto, mai pronta a fronteggiare il carico di richieste, implicite ed esplicite, del contesto scolastico: in quali strane forme avrei dovuto ritagliarmi quest’anno, per essere accettata day compagny? Che acrobazie avrebbe preteso da me la maestra di matematica, per farmi guadagnare mezzo apprezzamento?



Il primo giorno di scuola da insegnante


Fast forward al 2018, in cui in classe, stavolta, entro come insegnante.


“Sei pronta a cominciare scuola?” Ero pronta a entrare nell’edificio, certo, ma non a incontrare tante persone nella stessa stanza, né a rispondere in tempo reale alle molteplici e incalzanti richieste di superiory, allievy e famiglie, in un sistema che percepivo come disorientante e vagamente ostile (ah, i doni dell’amigdala!).

Truth isn’t always nice - la verità non è sempre gentile.


Alcune cose non cambiano con il tempo: per quanto mi riguarda, credo che continuerò a somatizzare il paradosso dell’essere un’introversa patentata… che ama la scuola e chi la abita.


È altresì vero, però, che attraverso l’esperienza e con molta disponibilità al cambiamento, possiamo raffinare il modo in cui gestiamo il nostro vissuto interiore e migliorare l’attitudine con cui approcciamo la vita e le sue sfide, tra cui: “sei pronta per ricominciare scuola?”


E tu, sei prontə?


Carə insegnante, educatorə, tutor dell’apprendimento: parlo di me, ma questo articolo è per te. Non ho l’anzianità nel mestiere per snocciolare folgoranti massime di vita, ma da perfezionista senza macchia e tendenzialmente con molta paura, condivido la parola con cui intendo offrirmi al mondo, questo settembre. Magari la vorrai adottare anche tu.



Gentilezza verso di te (prima) e verso gli altri (dopo).


Ne abbiamo tutti un gran bisogno. Ne ha bisogno lə bambinə che varca la soglia della scuola per la prima volta; l’adolescente che proprio non ci vuole tornare. Ne ha bisogno lə collega alle prese con la dannatissima stampante. Ne ha bisogno lə genitorə che consegna y bambiny all’asilo e alle elementari, è già in ritardo per il lavoro e ha la camicia macchiata di caffè.

Soprattutto: ne hai bisogno tu. Perché tu sei lì in mezzo: collante, cuscino, ponte, parafulmine, a volte pupazzo di gomma con le braccia allungabili. Il tuo posizionamento è di primissima importanza per lo sviluppo di un continuum educativo tra casa e scuola. Ed è incredibilmente richiestivo. Quindi: gentilezza. Prima verso di te. Poi verso gli altri.


Stamane ti allungo un caffè e qualche esperimento testato per portare questo dono nella tua vita e nelle tue cerchie. Classe compresa. Provali, vuoi?



#1 Sorbetto di gentilezza istantanea


Prenditi cinque minuti di tempo. Chiudi gli occhi e allenta il respiro. Dimmi: che sensazione interiore colleghi alla parola gentilezza? Che suono ha? Puoi richiamare una sensazione tattile, un gusto, un odore particolare?

Crea un’impressione sensoriale di questo concetto: un’immagine quanto più tridimensionale possibile. E poi richiamala quotidianamente. Da principio ti consiglio di identificare un paio di abitudini giornaliere a cui puoi “agganciare” questa nuova abitudine. Poi vedrai che tuffarti dentro questo atto d’immaginazione sarà sempre più naturale e istantaneo. Dio solo sa quante volte sono andata alla toilette con il solo scopo di rinfrescarmi la mente.



#2 Prendi un appuntamento con la gentilezza!


Hai presente l’agendina (o l’applicazione) su cui scrivi tutte le scadenze, gli odiosi appuntamenti dal dentista, i consigli di classe? Ecco: la lo puoi impiegare anche per programmare momenti di squisito piacere, solo per te. Lo dico seriamente: PROGRAMMARE IL PIACERE. Non ci posso far nulla, mi scappa il maiuscolo, è una cosa rivoluzionaria. Vorrei che pensassi a tre attività che ti nutrono e rendono felice. Quando le hai trovate, fissa in agenda un appuntamento su base quotidiana, settimanale o mensile per metterle in pratica. Difendi quegli spazi con grandi sorrisi e sereni “no” a inviti di altro genere.


Non c’entra la gentilezza, dici? Credimi, sarà un delizioso effetto collaterale del volerti bene.



#3 E se facessimo una challenge?


Si fa un gran parlare di soft skills. Ad ogni modo, ogni occasione è buona per trattare tematiche relative al benessere e alla promozione di relazioni positive. Dunque dedichiamo del tempo, a inizio anno, a discuterne in classe! Cos’è la gentilezza per i tuoi studenti? A quali valori viene accostata? Quali azioni associano a questo concetto - e quanto spesso le compiono, realmente…?

Coinvolgi la classe nella realizzazione di una challenge creativa: una staffetta della gentilezza? Un box delle sorprese? Un profilo Instagram a tema: “praticare atti di gentilezza a casaccio” (cit. Anne Herbert)? Le opzioni sono virtualmente infinite e più l’iniziativa penderà dalla loro parte, più i tuoi studenti contribuiranno attivamente alla sua evoluzione.



#4 Mettete fiori nelle vostre comunicazioni


Credo sia una rara generalizzazione valida, dire che tutti potremmo giovare di una comunicazione improntata alla gentilezza. Onestamente: quanto spesso intratteniamo noi stessi e gli altri con dialoghi infarciti di critiche gratuite, lamentele e biasimo? In breve, il nostro spazio psichico e i corridoi della scuola diventano discariche invisibili, e il condiviso umore malmostoso ne è l’olezzo stagnante.

Invertire la rotta è semplice, di per sé, ma richiede una disciplina fuori dall’ordinario. Il fallimento è contemplato; abbiamo infinite occasioni per ritararci e fare meglio.

Sperimenta, ad esempio, in queste situazioni: prova a correggere il comportamento di unə alunnə, tenendo a mente l’immagine più alta che hai di ləi. Usa le parole per responsabilizzarlə, ovvero innalzarlə, anziché punirlə. Probabilmente non sa che può fare meglio, aiutalə tu a ricordare. In una diatriba con unə collega, tieni l’attenzione - e il discorso - puntati verso la soluzione. Non vale a nulla discorrere delle colpe. In un colloquio difficile con unə genitore, fai un salto nei suoi panni: qualsiasi sia la conversazione in tavola, l’intento che lə porta da te è positivo: riagganciati a questo. Ricorda che la sicurezza psicologica è una conditio sine qua non per l’apprendimento, di qualsiasi tipo. Sii casa-base sicura per chi si rivolge a te. Comincia dalle parole gentili.

Vuoi passare al livello pro? Fai attenzione a che parole usi nei tuoi confronti. Parla a te stessə come se fossi lə il tuə migliore amicə.



#5 Abitare lo spazio del cuore


La gentilezza è una caratteristica dello spazio del cuore. Che è molto meno romantico di quanto sembri. Hai a che fare con bambiny e ragazzy: capisci bene ciò che intendo quando dico che amare… non è romantico. È uno spazio di benevolenza, pazienza, rispetto, scelta conscia di dare il meglio, anche quando non se ne ha voglia. Se concetti come “lo spazio del cuore” ti paiono roba da fricchettony, potresti cambiare idea sperimentando con la tecnologia di biofeedback. L’istituto HeartMath ha approntato diversi dispositivi e applicazioni che facilitano il raggiungimento di uno stato di coerenza fisica, mentale ed emozionale: lo spazio del cuore, appunto. Chi sarai, come ti approccerai a te stessə, alla vita e agli altri abitandolo? Buona esplorazione!



Carə collega, ti abbraccio e ti auguro un inizio di scuola gentile, gentilissimo.


Se ti va, scrivimi nei commenti com’è andata con questi esperimenti!




Fabiola Sguassero



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