CORPI DA SPIAGGIA (PARTE 1)

Aggiornamento: 26 set

Riflessioni sotto l'ombrellone




Partiamo dalla prova costume


Potremmo definirla come un rituale che avviene alle porte dell’estate e che ci richiede di mettere alla prova il nostro corpo, verificando se esso sia o meno “degno” di indossare il costume da bagno. Questo rituale crudele è il perfetto esempio che dimostra come si sia creata una narrazione all’interno della nostra società che giudica e che cerca di controllare i nostri corpi omologandoli, semplificandoli, oggettificandoli e quindi in questo senso “deumanizzandoli”.

Se è vero che, con l’arrivo dell’estate, si può percepire a volte una maggiore pressione sui nostri corpi per effetto di una società che impone di performare in un determinato modo, dobbiamo anche riconoscere purtroppo che gli standard di bellezza contro cui spesso ci scontriamo sono presenti tutto l’anno. Difficile avere uno sguardo neutro sui propri corpi, che ‘devono’ rispettare determinate forme e misure, essere coperti o scoperti in base a varie occasioni. Ciò che resta fuori costantemente è proprio la volontà di chi quel corpo lo indossa, da cui la domanda: ma io cosa voglio?


Corpi maschili e femminili a confronto


All’interno della nostra società fondamentalmente binaria, i corpi maschili e femminili non vengono trattati nello stesso modo e sicuramente quest’ultimo è soggetto a pressioni maggiori, perché subordinato a quello maschile.


Ciò non significa che anche il corpo maschile non abbia degli standard da seguire, anzi si conoscono benissimo le misure e le forme che “deve” avere. . Ma chi ha deciso questi canoni? “È sempre stato così” non è una giustificazione sufficiente e soprattutto non è scientifica. Più o meno muscoli, più alti o più bassi, con o senza peli, qualunque siano i parametri che si cerca di raggiungere non sono universali, ma culturali e per definizione sono quindi "artificiali". Nel corso dei secoli, noi esseri umani abbiamo deciso collettivamente che alcuni corpi sono più meritevoli di altri, che il maschile, in questo caso, è più o meno valido in base al diametro delle braccia o ai centimetri nelle mutande.


Allo stesso tempo, specialmente d’estate, i corpi femminili sono costantemente messi sotto la lente d’ingrandimento. Parti del corpo, che se esposte da un uomo sono totalmente accettabili e passano appunto inosservate, quando esposte da una donna sono ancora spesso "troppo". Un esempio? I cari vecchi capezzoli! E d’altra parte, un uomo con un costume taglio perizoma viene facilmente etichettato per il suo orientamento sessuale ambiguo da chi ama puntare il dito o guarda con lenti poco inclusive.


Senza contare, per entrambi i generi, il tema del corpo perfetto: dell'addome scolpito, delle braccia sode e del seno alto, protesi degli arti, malattie cutanee come vitiligine e psoriasi. Per non parlare della questione “depilazione” (in merito consigliamo di recuperare i contenuti social di Giulia Zollino, Dalila Bagnuli e Giorgia Soleri, dopo che sono state ospiti al programma TV Le Iene). Donna non depilata? Orrore. Uomo depilato? Orrore. Ma allora non sarà che l'orrore sta negli occhi di chi guarda? La linea che divide l'opinione pubblica su cosa “si può” mostrare e cosa no è davvero molto sottile. E per certo, un mare di giudizi viene espresso in modo più o meno consapevole sui corpi (tutti) in spiaggia.


Corpi fra società e cultura: nuove lenti per osservare il mondo


Quello che spesso dimentichiamo è che l’individuo è sociopoietico, ovvero è in grado di “creare cultura”, e quindi le forme ideali della narrazione in cui vive e può quindi plasmarla. Per liberarci dagli stereotipi culturali e non cadere nella trappola della discriminazione dovremmo indossare “nuove lenti”, che non è solo riferito a quale tipo di eyewear considerare per l’estate, ma una vera e propria metafora pere imparare ad osservare ogni corpo utilizzando altri parametri, per non cadere nella trappola della discriminazione. Ad esempio che il corpo è in qualche modo unico e rispecchia ciascun individuo nella propria unicità.


Ecco quindi torniamo alla nostra domanda iniziale: io cosa voglio? Come voglio il mio corpo? Voglio più o meno muscoli, ma è una mia scelta? Queste domande che possono sembrare elementari in realtà non lo sono affatto perché all’interno della nostra società non ci viene insegnato a porci tali quesiti.


L’essere umano è una creatura complessa e questa complessità passa anche per il corpo che indossa, con le sue imperfezioni, le sue fragilità, i suoi odori e i suoi punti di forza. Quando si parla di corpo molte volte lo si tratta come fosse altro, al di fuori di noi, qualcosa da amare, come fosse un amante, o da odiare come un antagonista su cui vincere. Ma il corpo non è separato da noi: è parte di noi. Noi siamo anche il nostro corpo e non un corpo qualsiasi ma proprio quel corpo.


Ecco quindi, ancor di più, il senso del chiedersi: io cosa voglio? Come voglio essere? Il che implica chiedersi: cosa voglio da me, dalla mia vita, per il mio benessere nel senso più completo? Un passo utile a ciascunə individualmente e un invito a liberarsi culturalmente dal giudizio, a dirigersi verso una maggiore autonomia e valorizzazione delle proprie e altrui unicità.

Di Francesco Ferreri & Valentina Elmetti


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