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CORPI DA SPIAGGIA (PARTE 2)

Guida per genitory alla neutralità dei corpi



Al di là della prova costume, la prova del 9


La pressione suy genitory recentemente sembra ancora più aumentata. Y genitory sono sotto la lente di ingrandimento e y loro figly diventano la cartina di tornasole della loro competenza. Bambiny che siano troppo calmy o irrequiety, concentraty o distratty, daranno adito a giudizi e commenti suy loro genitory e sulle loro scelte educative.


E sotto l’ombrellone i corpi dey bambiny sono ancora più esposti a questo esame e contribuiscono a farli diventare il biglietto da visita della famiglia. Se questi corpi non sono conformi ai canoni estetici in vigore (negli ultimi anni il corpo ‘fit’), y genitory (e y figly) sentiranno il peso del condizionamento sul proprio agire di conseguenza. Basta anche un semplice “Ma è proprio un mangione!” oppure “Gli si vedono tutte le ossa…”, che è facile sentirsi ancora più sotto pressione per le proprie scelte genitoriali.


Una pressione che poi si rischia di scaricare a propria volta su bambiny e adolescenty con frasi umilianti quali : “Copriti, che ti si vede la pancia!”, “Stai dritto, che ti viene la gobba.” oppure “Se mangi un altro gelato, poi diventi una balena.”




Piccola digressione sui corpi femminili


Si insegna, soprattutto alle bambine, che l’essere insoddisfatte del proprio corpo e di volerlo modificare così che sia più bello faccia parte dell'identità femminile. Come se l’insoddisfazione fosse la base della condizione femminile, invitando in un certo modo ad un severo giudizio - se non odio - di se stesse permanente. Il corpo femminile viene spesso giudicato non per quello che può fare, ma per quello che è, obbligando a sorvegliare costantemente il proprio corpo e a occuparsene in continuazione.


In commercio il 90% dei brand vende inclusività (quasi esclusivamente al femminile) ma poi solo una attenta ricerca dimostra che alla fine le cosiddette "curvy" faticano a trovare qualcosa adatto al loro gusto contemporaneo nei più conosciuti brand di beachwear o intimo. E anche le sempre più frequenti campagne pubblicitarie bodypositive vengono "filtrate" e standardizzate. La percezione del corpo è talmente personale che come ne parliamo a noi stessi e ad altry (specialmente y nostry piccoly) fa la differenza. Quindi in spiaggia la donna che può "permetterselo", perché ha il fisico “adatto”, può tranquillamente mostrarsi e il microbikini a perizoma sarà accettabile; ma se questo è indossato da chi non ha un fisico tonico, allora diventa spesso fonte di giudizio, velato o meno. Allo stesso modo la donna curvy con mutanda alta o addirittura costume intero e/o pantaloncino davanti alle nostre lenti riceve maggiore accettazione rispetto al corpo che, serenamente, veste un bikini classico magari pure un po' sgambato. Parliamo poi di quelle donne che, a prescindere dalla loro fisicità, indossano un burkini, ossia il tipico completo da mare composto da pantalone, blusa e velo, che come una muta copre praticamente tutto il corpo e anche quello, spesso, per l’opinione pubblica, colonialista e xenofoba, non va bene.


E se banalmente la chiamiamo "cattiveria", si tratta del background culturale che ci ha fatto crescere in e con questi compartimenti stagni e fa scattare subito l'etichettatura che ci mette tutty in una categoria ben precisa: grassə, seccə, magrə, gay, lesbica e la lista potrebbe continuare molto a lungo, purtroppo.



Come viene integrata l’idea del corpo ideale


A fare sì che un’idea (o un’ideale di corpo, in questo caso) venga interiorizzata contribuiscono 3 fattori: i contenuti mediatici, il contesto sociale (all’interno del quale il corpo conforme viene valorizzato), l’esempio dey genitory.


Quindi, come aiutarci, offrendo strumenti validi a noi stessy e alle personcine di cui siamo responsabili, per imparare a non etichettare i corpi tutti, ma semplicemente a osservarli, se ci va, e capire cosa ci piace o non ci piace di noi senza cadere nella trappola imposta da società e cultura?


Per rompere l’associazione bellezza = corpo snello, tonico e muscoloso , bisognerebbe creare una moltitudine di associazioni antagoniste. L’ideale sarebbe che ogni tipo di corpo si trovasse rappresentato e valorizzato nell’immagine mediatica. Più facile a dirsi che a farsi, no? Quindi? Cosa fare?



Cosa possiamo fare (o non fare) noi genitory?


  • Fare attenzione all'esposizione

No, non solo quella dei raggi solari. Nel tempo di vacanza viene aumentato esponenzialmente l’esposizione a tutto questo parlare di corpo. Si commentano i corpi passanti sul bagnasciuga, lə vicinə di ombrellone con un costume troppo stretto o troppo largo per il suo corpo. Commentare l’aspetto fisico dey altry davanti ay bambiny ly fa sentire autorizzaty ad esprimere giudizi sul corpo altrui e a definire una persona attraverso questi giudizi. Il concetto che si rischia di assimilare è che il valore della persona passi dal suo corpo.


  • Attenzione anche ai commenti sul proprio corpo

Quando con la vicina di ombrellone si parla dell'insoddisfazione per il proprio corpo, della dieta fatta negli ultimi mesi, o di come ci si sia allenati duramente in palestra tutto l’anno per avere un corpo più definito, si aumenta l’esposizione. A forza di essere esposti al parlare sempre di corpi, si interiorizza come si dovrebbe essere per essere belly e che il proprio corpo sia sbagliato.


  • Evitare i confronti (quelli proprio in generale)

Per poter funzionare dentro ad un gruppo, l’essere umano si compara ay altry costantemente (basti pensare alle continue gare dey bambiny a chi fa / è meglio).

Incrementare i confronti e i paragoni, non solo non è necessario, ma può essere dannoso per lo sviluppo della stima di sé. Il messaggio che rischiamo di passare a nostrə figliə è che non ci piace come è e che preferiremmo che fosse diversoə.



E ancora, perché non provare a:


  • Pensare alla nostra opinione sul maschile e il femminile. È simmetrica o pesa più da un lato che dall'altro? Che cosa la fa pesare di più? Forse la lista di unconscious bias con cui siamo cresciuti?


  • Attenzione al linguaggio: “Ma come sei dimagritə?!”. Può suonare una gioia, ma è altresì una possibile apertura e predisposizione ad un futuro con Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA)! Voglio esprimere apprezzamento? “Ti trovo davvero bene (io)!”, “Come stai bene vestitə così?!”, “Sei raggiante oggi!”



“E ma allora non si può più dire niente!”


Il problema non è così riduttivo. Quello che si potrebbe dire e fare è provare a uscire dal costante sguardo e commento sul corpo, il proprio, dellə propriə figliə e quello dey altry, in modo da evitare di accentuare il discorso sul fatto che ci siano corpi giusti e corpi sbagliati.

E quando questo accade? Siate indulgenti verso voi stessy, perché quelle stesse ingiunzioni che arrivano ay vostry figly sono arrivate anche a voi, prendetene coscienza e parlatene con lə vostrə bambinə. Dare l’esempio non significa non sbagliare mai, ma mostrare cosa fare quando si sbaglia.



E quando il giudizio lo esprimono y altry sul corpo di miə figliə?


Per quanto comodo, sarebbe complicato fare un manuale di risposte adatte per ogni situazione. Ecco quindi qualche spunto:


  • ascoltare cosa ha da dire vostrə figliə sull’argomento, soprattutto se sembra turbatə, create uno spazio per parlarne, mettetevi in ascolto;


  • non lasciare il peso del giudizio sullə bambinə, anzi parlatene, andate a fondo insieme;


  • non negare quello che è stato detto (“non è vero che sei cicciottellə”), per assurdo non farebbe altro che rinforzare.



Con la speranza che questa guida possa esservi d’aiuto ad affrontare questa - e le prossime - estati, vi auguriamo un buon riposo. Vi invitiamo ad apprezzare e a commentare senza giudizio il proprio corpo e quello dey figly o dei passanty sul bagnasciuga per ciò che sono capaci di fare: saltare fra le onde, sentire il profumo della protezione solare sulla pelle, abbracciare chi vogliamo bene...



Di Stéphanie Pitala & Valentina Elmetti


Ph: Leo Rivas.