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Violenza di genere: imparare a riconoscere le relazioni violente



Nello scorso articolo abbiamo parlato della violenza di genere come fenomeno sociale e dell’importanza della Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza di Genere che è stata istituita nel 1999 e ricorre ogni anno il 25 novembre.

Malgrado l’attenzione sugli episodi di violenza di genere sia oggi molto alta, la frequenza con cui la cronaca ce ne riporta avvenimenti su base pressoché quotidiana ci fa capire che non è possibile sottovalutare il problema. Per questo motivo è molto importante imparare a riconoscere i fattori che ci facciano alzare le antenne per tempo.


Nelle relazioni violente possiamo indicare fattori di rischio e predisponenti. Ed è su questi che possiamo – tutty – lavorare. Individualmente prima ed eventualmente richiedendo aiuto poi.

Alcuni fattori di rischio per la violenza di genere


Dobbiamo essere consapevoly che i primi fattori di rischio e predisponenti sono quelli legati a esperienze vissute e/o ai significati che ciascunǝ ha acquisito da tali esperienze, provenienti prevalentemente dalla famiglia d’origine o dalle figure di accudimento, tra i quali:

  • relazioni disfunzionali nella famiglia di origine, come ad esempio il caso in cui vi sia qualcunǝ che ‘comanda’ e altry che devono attenersi, o anche quando chi comanda lo fa subdolamente “per il nostro bene” e non riconosce il nostro essere indipendente e autentico;

  • abusi o maltrattamenti in età minorile;

  • mancata fiducia da parte delle figure di accudimento e sviluppo di attaccamento insicuro;

  • modelli socio-educativi, nei quali una figura – nella maggior parte dei casi quella femminile - è sottomessa;

  • situazioni di violenza assistita, più facilmente continuativa, nei confronti di una figura femminile di riferimento, spesso della madre;

  • dipendenza da alcol o da sostanze stupefacenti delle figure di accudimento.


A questi si aggiungono, in età adulta, alcune condizioni aggravanti:

  • una legata a tematiche di mancata o debole indipendenza economica della vittima, spesso della donna;

  • l’altra di isolamento sociale, inteso come deboli o assenti reti sociali, con la conseguente povertà nelle relazioni interpersonali sia formali che informali e il venir meno del sostegno di familiari, amicy, viciny di casa e poi di associazioni, gruppi di interessi, colleghy di lavoro, etc.


Entrambe sono situazioni osservabili e descrivibili, che agevolano l’emergere di relazioni di dipendenza, prima che di violenza.



La spirale – o ciclo – della violenza La presenza dei fattori di rischio, siano essi provenienti dalla storia dell’individuo, o anche quelle condizioni economico-sociali aggiuntive contingenti e aggravanti, è ritenuta infatti predisponente a un agire tipico e riconoscibile comunemente definito come spirale – o ciclo - della violenza, e quindi di quel processo di sviluppo di una relazione, che è osservabile per fasi cicliche ricorrenti e comportamenti tipici, agiti in modo manipolatorio da una parte che manifesta il proprio potere attraverso sistematici comportamenti di svalutazione dell’altrǝ, ‘colpevole’ - ad esempio- di essere donna.

Differenza tra violenza e conflitto intra-familiare


La differenza tra conflitto intra-familiare e violenza è netta e ben riconoscibile. La violenza di genere non ha un tema o un oggetto specifico, bensì riguarda l’altra persona, di genere per lo più femminile e che comunque agisce un ruolo stereotipicamente femminile, sulla quale manifestare il proprio potere. La violenza è manifestazione di potere, incapacità di accettare l’altrǝ come “diversǝ da me” e comunque degnǝ, è “uso dell’altrǝ”, per annientarlǝ e testimoniare il proprio potere. Una persona - statisticamente un uomo - abusante spesso viene da contesti dove l’abuso e la violenza erano normali e sistematici, spesso è stato abusatǝ a sua volta. In qualche modo lo ha ‘imparato’ per un proprio ordine e senso di relazione. Svalorizzando l’altrǝ e rendendolǝ ‘inferiore’, può sentirsi ‘potente’ e avere un senso di sé, anche lǝi.


Questa è la situazione che descrivono le donne che si trovano in situazioni di violenza e che, grazie a momenti fortuiti, nei quali sono riuscite a parlarne a qualche familiare o medicǝ o a qualche amicǝ, giungono a chiedere aiuto. Come è possibile “cadere” in una trappola come questa? Come è possibile, per donne che hanno una famiglia alle spalle e magari pure una solidità economica, trovarsi coinvolte, come fossero mosche nella tela del ragno, in relazioni dolorose e svalutanti?


Essere consapevoli di sé è il primo passo per ridurre la probabilità che circostanze ‘incredibili’ possano manifestarsi nella propria vita. E, se ci si è già passaty, di allontanare l’eventualità di recidive, con altri partner in situazioni diverse. Il percorso inizia da giovani, fin dalle prime relazioni, da quando unǝ adolescente si trova ad accettare di rinunciare alle proprie amicizie in nome di una relazione con unǝ compagnǝ eccessivamente accudente, fino a pretendere l’esclusività delle relazioni, il controllo sulle proprie frequentazioni, telefonate, messaggi e così via.


Ecco allora che non basta un giorno, perché questo tema sia sufficientemente tenuto in considerazione. Ogni giorno, sempre, è necessario avere al centro della propria vita la dignità di sé, mantenere alto il senso critico per sé e per le persone e le dinamiche relazionali che ci circondano, così da essere sempre più consapevoli della nostra vita.


Per essere individui liberi. Libery di essere felici.



Paola Gonella

Counselor e consulente Psicologico. Esperta in relazioni di coppia e intra-familiari.



Per approfondimenti: Incastri (im)perfetti. La violenza nelle relazioni di coppia.


Paola Gonella è partner di The Camelot Institute of Human Interactions e co-founder de La Consapevolezza di Venere ONLUS, associazione nata nel 2018 a Milano per offrire un aiuto concreto alle donne vittime di violenza di genere e per offrire supporto concreto alla prevenzione del fenomeno a livello sociale e intra-familiare. Dopo un primo libro, ‘Venere siamo NOI, storie di Donne uscite dalla violenza’, esce ora un secondo libro ‘Incastri (im)perfetti: la violenza nelle relazioni di coppia’, che offre uno strumento di osservazione della violenza - e in particolare della violenza psicologica – nelle relazioni di coppia, attraverso una narrazione che accompagna il lettore dall’immaginazione dei pensieri di una donna nel suo percorso di vita con un uomo violento, alla realtà della storia vera di una coppia, che è stata presa in carico dall’Associazione verso il buon fine.



Ph. by Sydney Sims

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